National Geographic 20 settembre 2020

Furti sacri

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Apprezzate per il carattere sacro e per le proprietà terapeutiche, le reliquie venivano comprate, e talvolta anche rubate: e non accadeva solo in passato. Nel novembre del 1981 due banditi armati di pistola fecero irruzione nella chiesa di San Geremia a Venezia e si portarono via il corpo mummificato di santa Lucia. La questione si risolse solo con un grande spavento, visto che il corpo fu restituito per la festa della santa, il 13 dicembre. Con quel furto santa Lucia è diventata il personaggio più soggetto a furti della Chiesa: era stata già trafugata dai bizantini a Siracusa nel 1039; dai veneziani a Costantinopoli nel 1204; da alcune monache agostiniane nel 1400 a Venezia, e infine anche da quei delinquenti “da quattro soldi”. Come se non bastasse, alla mummia della santa manca un mignolo, strappato durante un baciamano dal morso di un fedele troppo fervente.

Il dito andò a finire in un’altra chiesa di Siracusa, la località dove santa Lucia era nata nel III secolo. Una classificazione suddivide le reliquie in insigni, notevoli, e minime, a seconda dell’importanza del santo e della parte del corpo. La testa è sempre stata la parte più quotata, poiché si credeva che vi risiedessero l’intelletto, l’anima e la forza. I fedeli potevano anche tenersi addosso degli ossicini, custoditi dentro appositi medaglioni benedetti, chiamati encolpi. Le reliquie più grandi venivano invece conservate in reliquiari d’oro, argento e pietre preziose, che costituivano un tesoro spirituale ed economico.