Quanto costa un dinosauro? – Libero Tecnologia

Quando nel 2020 fu venduto all’asta il T Rex noto come Stan, un gigante alto 12 metri studiato per oltre vent’anni, la comunità dei paleontologi insorse: vendere a un privato i resti di un tirannosauro di 67 milioni di anni fa, avrebbe privato la comunità scientifica della possibilità di studiarlo più approfonditamente.
Eppure si sta facendo largo l’usanza di collezionare ossa di dinosauri, meglio ancora se si tratta di esemplari interi o quasi, e battuti all’asta dalle più prestigiose case d’asta del mondo.
Il T Rex Stan fu venduto da Christie’s New York alla cifra record di 31,8 milioni di dollari. Ma quanto può arrivare a costare un dinosauro?
L’incredibile cifra sborsata dall’anonimo acquirente di Stan dipende da una complessa serie di fattori: si trattava innanzitutto di un esemplare che presentava ben 188 ossa originali su 380. Per dare un’idea, lo scheletro di T-Rex più completo al mondo, il celebre Sue – venduto poco prima di Stan – ne ha 250. Si tratta inoltre di uno degli esemplari più studiati ed esposti del mondo, una vera celebrità per gli appassionati di paleontologia sin da quando, negli anni Ottanta, fu scoperto nel South Dakota.
Stan è stato venduto a quattro volte il prezzo cui è stata ceduta Sue, polverizzando ogni record in materia, con il divieto per il proprietario di riprodurre scansioni in 3D di qualunque tipo.
Non è raro intercettare vendite di esemplari o parti di dinosauro: pare che dopo l’uscita di Jurassic Park, nel 1993, sia nata una vera e propria categoria di collezionisti a caccia di teschi, denti e ossa dei grandi animali estinti ormai 65 milioni di anni fa.
E con i collezionisti, arrivano i prezzi – ovviamente in ascesa. Le quotazioni dei dinosauri stanno crescendo, e il mercato – seppur destinato a pochi fortunati milionari – pare essere in via di espansione.
Il prossimo Dicembre la casa d’asta milanese Cambi Casa metterà all’asta il suo secondo esemplare di dinosauro: si tratta di Henry, un esemplare di Hypacrosaurus alto 4 metri proveniente dalla Blackfeet Indian Reservation, nel Montana.
La base d’asta partirà da una cifra che si aggira attorno a 250 mila euro, ma la storia recente suggerisce che potrebbe arrivare a un prezzo molto, molto più alto. Si pensi che la quotazione di un uovo di Aepyornis Maximus, venduto pochi anni fa per 130.000 dollari, è quintuplicata nel corso di un decennio.
Quando Nicholas Cage e Leonardo di Caprio si batterono all’asta per il teschio di un Tyrannosaurus Bataar, poi restituito dal buon Cage perché si scoprì che era stato rubato in Mongolia, si arrivò a una cifra di 276 mila dollari.
Le ossa di Big John, il triceratopo più grande del mondo, sono state invece recentemente vendute a Parigi per oltre 6 milioni di euro, ma non c’è di che stupirsi: soltanto il teschio del gigante preistorico misura oltre due metri di lunghezza, e lo scheletro è completo al 60%.
Quella del commercio di fossili di dinosauri è una novità per il mercato italiano, che non gode di un successo globale: se per esempio negli Stati Uniti esiste sin dalla fine dell’Ottocento, in Cina è severamente vietato.
Nel lontano 1999, qualcuno provò a vendere dei fossili sulla neonata piattaforma Amazon: da allora, la Society of Vertebrate Palaeontology monitora attentamente la compravendita di questo tipo di oggetti.
“La vendita di fossili di vertebrati rilevanti ai fini scientifici non è tollerabile” tuonava in uno statement relativo alla vicenda “a meno che questi non rimangano un bene comune”; l’ultima volta che la Società tentò di porre l’attenzione sulla vicenda fu proprio per il T Rex Stan. Ma il collezionismo di dinosauri, parrebbe un fenomeno appena agli inizi.
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